Questa domenica lo staff di intermediae era in Gallura, ad Arzachena, a visitare le monumentali forme del nuraghe la Prisciona, ciclopica testimonianza della cultura nuragica databile, nelle sue strutture più antiche, al XIV secolo a.c. Il nuraghe, che vanta il più esteso villaggio dell'intera Sardegna, sebbene ancora da scavare, è di tipo trilobato e conserva pressocché intatto il primo piano lasciando supporre una seconda tholos superiore che ne avrebbe maggiorato di diversi metri le attuali dimensioni. Poco distante possiamo ammirare la Tomba dei Giganti di Coddu Ecchju (vecchia collina) nella quale le stesse genti avrebbero sepolto i loro morti e avrebbero partecipato al rito dell'incubazione, durante il quale, in lunghi sonni indotti con sostanze soporifere, sarebbero stati in grado di connettersi con l'aldilà.
E al di là dei resti grandiosi di questa antica civiltà, che da soli sono capaci di emozionare e stupire anche il visitatore meno esperto, rimane il mistero legato all'assenza di ogni forma scritta, che non ci permette di ricostruire i loro riti e le loro divinità, non ci consente di conoscere gli uomini che hanno dato lustro alla loro epoca e ci nega di risolvere i dubbi legati alla costruzione delle loro immani opere, e alla loro antica provenienza. Solo ipotesi e fantasie, da assaporare immersi tra la macchia e i graniti della Gallura.
martedì 13 aprile 2010
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